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RECORD DI DATI PERSONALI RUBATI IN VENDITA NEL DARK WEB, GLI ITALIANI SEMPRE PIU’ SPESSO BERSAGLIO DI ATTACCHI HACKER.

I dati dell’Osservatorio Cyber, rilasciato da CRIF in occasione del mese dedicato alla cybersecurity, confermano infatti che nella prima metà dell’anno in corso sono stati oltre 1 milione gli alert ricevuti da utenti italiani relativamente a un attacco informatico ai danni dei propri dati personali, in crescita del +56,3% rispetto alla precedente rilevazione.

In particolare, secondo l'Osservatorio Cyber di Crif, gli avvisi hanno riguardato dati rinvenuti in vendita o liberamente distribuiti nel Dark Web, quella zona di Internet che può fungere da mercato nero per i criminali e che raccoglie quasi i tre quarti del totale dei dati rubati in tutto il mondo, contro il 27,1% di dati disponibili sul Web normalmente navigabile.

Nel primo semestre 2021 si registra una crescita del +18% dei dati trovati sul dark web rispetto al secondo semestre 2020 e per lo più i criminali usano forum, blog e programmi di messaggistica per distribuire il maltolto, con una particolare predilezione per Telegram dove aprono e chiudono continuamente “stanze” dedicate allo scambio di liste di combinazioni di email e password rubate.

Analizzando i dati, gli esperti di Crif hanno avuto conferma del fatto che i dati sottratti che più spesso si trovano in vendita nel Dark Web sono password, indirizzi mail personali o lavorativi, numeri di telefono e abbinamenti nome/cognome. Nel Web pubblico, invece, si trovano email, codici fiscali, numeri di telefono, username e indirizzi fisici.

Sul dark web circola una enorme mole di dati di ignari cittadini, che corrono così il rischio di subire furti d’identità e truffe online. Il livello di sensibilità e consapevolezza di ampie fasce di popolazione è però ancora molto modesto e non vengono adottate forme di protezione anche minime, quali adottare password sufficientemente complesse, non utilizzare la stessa per più account e modificarla con una certa frequenza, conservare le proprie credenziali in modo accurato e non inviarle via email o sms. Gli hacker sono sempre più agguerriti ma, per provare a difendersi, quanto meno è indispensabile adottare prassi virtuose per rendere loro la vita più difficile” – commenta Beatrice Rubini, Executive Director Personal Solutions di CRIF.

Fonte: IL SOLE 24 ORE

 

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